Come lavoriamo

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Quattro passi, sempre gli stessi, per qualunque intervento. Servono a una cosa sola: farvi sapere in ogni momento dove siete, quanto è stato fatto e quanto manca.

Il percorso

Dalla prima chiamata al report finale

  1. Si parte da monte

    Prima l’inventario, poi il resto

    Prima l’inventario, poi lo stato patrimoniale, poi il rendiconto e l’accrual. Prima l’obbligo di legge, poi la certificazione che aggiunge valore. Intervenire a valle non risolve: rimanda. E nessun percorso viene venduto come urgente se non lo è.

  2. Un calendario, non una serie di emergenze

    L’anno si imposta a settembre

    Le scadenze dell’ente si mettono in fila con l’indicazione di quando va iniziato il lavoro, non solo di quando scade. Così a gennaio l’ufficio sa già cosa lo aspetta in autunno, e non si tratta un incarico nuovo ogni volta che un termine si avvicina.

  3. Il lavoro si fa in due

    Quello che facciamo resta all’ente

    Si lavora sui vostri gestionali e dentro le piattaforme, accanto a chi in ufficio se ne occupa: le scelte si spiegano mentre si fanno, non a cose fatte. Alla fine dell’incarico l’ente non ha solo l’adempimento chiuso, ha anche chi sa come è stato chiuso.

  4. Non ci fermiamo all’invio

    Restiamo fino in fondo

    Trasmettere è il punto in cui di solito il consulente saluta. Da lì in poi arrivano le richieste di integrazione, e a quel punto l’ufficio si trova solo davanti al portale. Sui percorsi pluriennali il carico si distribuisce sugli esercizi, così l’ufficio non si ferma e ogni anno porta a casa un pezzo.

Le regole che ci diamo

Sei principi, tutti verificabili

Non sono valori da brochure: sono cose che potete controllare durante il lavoro, e contestarci se non le rispettiamo.

Lavoriamo con voi, non al posto vostro

Se facessimo tutto noi, l’anno dopo servirebbe di nuovo qualcuno. Le attività si fanno insieme al vostro personale: la prima volta guidandolo, la seconda supervisionandolo, la terza verificando. È più lento all’inizio ed è il motivo per cui poi funziona.

Il preventivo è calibrato sulle attività residue

Non applichiamo una tariffa a forfait: guardiamo che cosa resta effettivamente da fare e quantifichiamo quello. Un ente che ha la piattaforma quasi allineata non deve pagare come chi parte da zero. Il corrispettivo è scritto prima della firma e non si muove a lavoro iniziato.

Scriviamo anche quello che non facciamo

Nel piano c’è l’elenco delle attività escluse e di quelle che restano al vostro ufficio. Le sorprese, nei progetti con gli enti, nascono quasi sempre da un pezzo di lavoro che ognuno pensava toccasse all’altro.

Le anomalie si sanano, non si segnalano

Un elenco di anomalie bloccanti consegnato all’ufficio non è un risultato: è lo stesso problema, scritto meglio. Le anomalie le lavoriamo fino alla validazione del sistema, e quello che vi arriva è la ricevuta.

Da remoto per default, in presenza quando serve

Il lavoro quotidiano si fa sulle piattaforme e sui vostri gestionali: costa meno e va più veloce, e permette di seguire enti in tutta Italia. La ricognizione dei beni mobili invece si fa sul campo, e le giornate in presenza sono nel preventivo dall’inizio.

Diciamo anche quando non vi serviamo

A volte dalla prima valutazione risulta che il problema si risolve dentro l’ente, o che serve un’altra figura professionale. Lo diciamo. Se una prima valutazione potesse finire solo in un preventivo, sarebbe un preventivo travestito.

Cosa vuol dire "misurato"

Che tipo di indicatori mettiamo nel piano

"Misurabile" è una parola che si usa a vuoto, quindi vale la pena dire di che numeri parliamo. Su una rendicontazione: quanti CUP sono allineati a piattaforma, quante anomalie bloccanti restano aperte, quanta spesa è rendicontata rispetto al quadro economico, quali ricevute sono state acquisite. Su un inventario: quante voci sono riconciliate rispetto al totale stimato, quante categorie hanno valore e vita utile attribuiti, di quanto si è ridotto lo scostamento con lo stato patrimoniale. Sull’AI Act: quanti sistemi censiti, quante informative pubblicate, quanti dipendenti formati e con quale attestazione.

Sono numeri banali. Il punto non è la loro sofisticazione: è che siano scritti prima, che siano gli stessi in tutti i report e che si possano verificare senza fidarsi di noi.

Trenta minuti per capire dove siete

Una videochiamata e uno sguardo ai vostri documenti. Ne esce una risposta concreta su cosa va fatto, in quanto tempo e con quale ordine di priorità — anche se poi decidete di farlo per conto vostro.